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Ronaldo ha vinto da leader nell’estate in cui Messi ha dimostrato ufficialmente di non esserlo: “Basta con la nazionale argentina, ho perso 4 finali, non fa per me, mi ritiro”.

Accanto a Fernando Santos a spronare il giovanissimo Guerreiro, negli spogliatoi a sussurrare al cuore di Eder: “Tranquillo, segnerai tu”, a bordo campo ad indicare la retta via, in tribuna a festeggiare l’annuncio della buona novella: il Portogallo è per la prima volta Campione d’Europa.

Signore e Signori, ci ha pensato Cristiano a spiegarci cosa non sa fare Messi. Lionel non sa vincere che da solo, non conosce il vocabolo leadership semplicemente perché non conosce il significato della parola SQUADRA.

Ronaldo parabola, Ronaldo favola, Ronaldo esempio, per tutti i bambini, adulti e piccini.

In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti” scrisse una volta
Osvaldo Soriano.

Già, Ronaldo, il Cristiano Messia in terra, si è fatto carne, si è fatto vicino a noi. Ha sofferto come un essere umano sulla croce di un’infanzia rubata dall’alcool, ed oggi possiamo ritenerlo risorto, Immortale. Potete chiamarla epica… Per me, si tratta semplicemente di una prova empirica di come le lacrime della sconfitta possano essere usate per innaffiare le proprie radici, per restare in piedi, saldi, forti, puntando sempre più in alto, all’Eterno in terra.

Ronaldo oggi risulta un albero rigogliosissimo che ogni anno non vede l’ora di offrirci i suoi succosissimi frutti di primavera. La stagione preferita dai vincenti, la stagione in cui Cristiano ha già alzato al cielo 3 Champions League e ben 4 scudetti. E gli Eroi si sa, quando sono maturi, d’estate si superano.

Il Re Leone per adulti ha imparato la lezione e ce l’ha insegnata un’atra volta coi fatti. “Dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa“. La Francia ha avuto paura di vincere, lui ha avuto voglia di vincere! Ha imparato da quella Grecia del 2004 che difesa e contropiede a volte sono la prova tangibile dell’Umiltà di chi trova forza nella voglia di non arrendersi mai perché lo sa bene: di imparare non si smette, mai! Con cuore e cervello ha vinto le ultime 2 Champions a Madrid, con cuore e cervello ha alzato al cielo il 1° storico trofeo del Portogallo.

Noi il nostro pronostico lo abbiamo scritto prima della partita. Lo abbiamo annunciato prima, lo ripetiamo adesso: il Portogallo ha meritato indiscutibilmente più di tutti questa coppa.

Perché l’ha voluta con più fame e più consapevolezza di tutti.
E i tifosi azzurri imparino da questo Europeo, ormai passato.

Imparino da Nietzsche: “Nessun vincitore crede al caso”.
Imparino da Simón Bolívar: “L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte”.

Scappare dalla consapevolezza di non averci creduto fino in fondo per rifugiarsi nella retorica della fortuna è stato da perdenti e se permettete: da terreni. Terreni inconsapevoli di quanto di più chiaro ci è stato spiegato da Germania – Italia: l’Italia ha perso non per sfortuna, ma perché si è ridotta a cercare fortuna ai rigori contro una Germania palesemente inferiore sotto tutti i punti di vista tranne che dal punto di vista tecnico, quello che spesso, insieme al carattere, più incide al momento del tiro dal dischetto.

Dal passato puoi scappare, oppure imparare qualcosa“.

Rafiki docet, Ronaldo facet, il tifoso azzurro tacet.

Anzi no, il movimento azzurro ha avuto pure il coraggio di dichiararsi fiero di aver perso così. “A testa alta”, si dice per consolarsi, per non piangere.

La verità è che l’essersi rifugiati nelle facili conclusioni, ha impedito al movimento italiano di interrogarsi sui perché della disfatta. La “scusante sfortuna” ci ha impedito di innaffiare presente e futuro, bui come prima, più di prima.

La cosa che più mi preoccupa è che lo zoccolo duro composto dagli ultimi superstiti della vecchia generazione italiana (Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Sturaro, Giaccherini, Conte, senza contare Pogba ed Evra) pare quasi che alla consolazione “Sconfitti a testa alta” ci si stia abituando. Insomma, ci stiamo abituando a perdere.

Vincere è l’unica cosa che conta”. Qualcuno, per favore ce lo ricordi. Altro che “è già tanto dove sono arrivati”! Non dimentichiamolo: il calcio è una parabola.

E a vincere nel ristorante francese di Euro 2016 è stato chi ci è entrato con 10 euro, e non con 100.

ONORE al Portogallo.

Il Direttore di Okpronostico.it,

Francesco Roberto

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