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Che a Napoli il Pipita non sarebbe mai diventato l’erede di Maradona, ce lo si poteva in qualche modo attendere. Uno perché ereditare la leadership che fu del Pibe è roba per dei in terra; due perché Il Pipita è figlio d’arte, insomma figlio di papà (Jorge, detto El Pipa); tre perché diciamocela tutta: è cresciuto nel River Plate, tutt’altra cosa rispetto al Boca di Diego; quattro perché il solo fatto che nel 2009 sia stato tentato dall’idea di vestire la maglia della nazionale francese (in quanto figlio di una pittrice francese) a Diego avrebbe dato nervi e pelle d’oca. L’orgoglio e l’onore di appartenenza, per argentini e napoletani, contano, eccome!

Fatto sta che da quando è arrivato in Italia, Gonzalo ha stracciato record su record. Chi ha creduto che nel passaggio tra campionato spagnolo e italiano, la media reti di Higuain si sarebbe abbassata si è dovuto ricredere. Ed ecco che il Pipita nella scorsa stagione si è addirittura aggiudicato pure il record di marcature in Serie A; 36 reti in 35 presenze, e tenetemi fermo sulla sedia, che la testa gira.
Eppure…

I motivi per cui la Juventus ha investito 90 milioni su di lui sono principalmente due:

1) preparare il terreno mediatico alla probabilissima cessione di Pogba
2) assicurarsi un altro scudetto e nel frattempo puntare alla Champions League

Aaaaah! Ed è qui che le statistiche cominciano a dare l’allarme!

Se la matematica non la leggi bene, rischi di fartene un’opinione errata. Cosa voglio dire? I numeri vanno letti, ma con attenzione,

Nella carriera del Pipita ci sono due costanti:

  • ha SEMPRE segnato tanto (0,79 reti a partita nelle squadre di club da quando è sbarcato in Europa; nel 2010 è diventato il 3° calciatore argentino in grado di segnare una tripletta in una gara dei mondiali);
  • non ha MAI vinto un titolo internazionale.

E il problema n° 2 in casa bianconera è sempre stato serio per la famiglia Agnelli. E negli ultimi anni è tornato fortemente in voga, tant’è che la sudditanza psicologica bianconera verso le gare d’Europa ha ormai contagiato anche i vari Antonio Conte, Buffon, Barzagli e probabilmente tutto lo zoccolo duro juventino.

Il fatto è che a conti fatti, la sconfitta “a testa alta” in campo europeo, per la Juventus sta diventando una questione CRONICA. In pratica la Juve ha in Europa lo stesso limite che Napoli, Roma e Fiorentina solitamente hanno in Italia: INCONCLUDE. E a chiudere il cerchio degli indizi divenuti prova, ci ha pensato Euro 2016.

Il punto è che il problema personale di Gonzalo Higuain con la competizione internazionale sembra ancora più grave di quello che vivono i bianconeri.

Durante l’esperienza col Real ha vinto in Spagna, ma nulla in Europa. L’ultima sua gara europea con la maglia di un club lo ha visto uscire in semifinale di Europa League contro il Dnipro; l’ultima sua gara in  Champions lo ha visto perdere (da grassottello e ultimo arrivato al ritiro) il preliminare di Champions contro l’Athletic Bilbao… l’anno prima aveva chiuso il girone di Champions a pari punti con Arsenal e Borussia Dortmund, “a testa alta”.

L’inconcludenza internazionale di Higuain con indosso la maglia della Nazionale è ancora più preoccupante.

Bene, se 3 indizi fanno una prova, eccoli:

  • nella finale del Mondiale 2014 sbaglia un goal fatto e gli annullano pure uno per offside
  • nella finale della Coppa America 2015 sbaglia uno dei calci di rigore che regalano la coppa al Cile
  • nella finale della Coppa America 2016 fallisce l’appuntamento con un’occasione da rete clamorosissima (la resa di Messi gli ruba la scena catastrofica, ma intanto la coppa va di nuovo al Cile)

Insomma, per motivi quasi opposti, a me Higuain ricorda Ibrahimovic.

L’uno per problemi caratteriali, l’altro per problemi tattici, in Europa diventano gelati all’Equatore, SI SQUAGLIANO.

E la differenza tra Dybala e Gonzalo l’abbiamo vista tutti nella partita scudetto della scorsa Serie A vinta dalla Juve sul Napoli. Dopo 3 minuti, Dybala capì l’importanza di fare il movimento incontro ad accorciare la squadra dandone punti di riferimento e facilitandone il possesso del pallone.

Il Pipita per 90 minuti non fece altro che cercare la profondità e il movimento alle spalle dei centrali bianconeri, con la conseguenza di non riuscire a pungere, di non dare la possibilità di farlo ai compagni, e soprattutto l’allungamento esagerato degli spazi tra i centrocampisti del Napoli e il Pipita stesso => obbligo di lancio lungo per difensori e centrocampisti => tanti palloni persi = perdita di autostima da parte di tutta la squadra. E nessuno mi dica che Higuain è una prima punta e che non tocca a lui il lavoro a venire incontro. Innanzitutto nel 2016 da un attaccante pagato 90 milioni ormai si pretende la completezza, e poi non dimenticate che Higuain nasce seconda punta, e specialmente negli schemi di Benitez ha dimostrato di saper fare benissimo il punto di riferimento centrale per i compagni. Il limite è nella personalità, nella fame concreta, quella che ti porta a sviluppare l’ingegno, e ad usare “la squadra e l’intelligenza per vincere i campionati” Cit. Michael Jordan.

Dunque? L’operazione risulta comunque validissima, l’entusiasmo generato dal suo arrivo vale già una decina di milioni, l’operazione di marketing altri 15 o magari 20. E poi, Dybala può sopperire alle mancanze di Higuain, la società e la tradizione bianconera potrebbero risolvere le eventuali cattive abitudini notturne del Pipita, ma con un acquisto da 90 milioni, i problemi in Champions risultano risolti?

Con Passione e Dedizione,

Il Direttore

p.s.
Ecco di seguito le ultime 3 prove delle difficoltà emotive di Higuain in campo internazionale:

 

Finale del Mondiale 2014

 

Finale della Coppa America 2015

 

Finale della Coppa America 2016