A 100 anni dalla disfatta di Caporetto ecco arrivare quella del calcio italiano. Questa volta, ad esser fatti fuori, non sono stati i valorosi soldati italiani mandati sul fronte a morire per una guerra mai voluta. No, questa volta viene fatta fuori una Nazionale incapace e vergognosa. Fuori dai Mondiali, come una Bielorussia qualsiasi. Questa volta, la sporca torre di Babele che attanaglia il calcio italiano deve crollare. Partendo dalle basi, da Tavecchio e dagli uomini vicino a lui arrivando a Ventura. Quest’ultimo, poverino. Non è stata mica colpa sua se è stato scelto come CT della Nazionale. Il mister, nonostante la sua pochezza tecnico-tattica e mentale, è veramente l’ultimo a cui si può dare la colpa. Il materiale umano che aveva a disposizione era veramente scarso. Il materiale che ha disposizione Di Biagio in Under 21 è veramente scarso.

POSSIBILE CHE IN ITALIA NON NASCANO PIÙ TALENTI?

Certo, l’Italia è un popolo (semmai lo sia mai stato) che non produce più figli: il tasso di natalità registra addirittura il segno meno: -0,1%. Una Nazione che non produce più prole è sempre destinata al fallimento. Così per il calcio: una Nazionale che non produce più giovani è destinata al fallimento. Questo c’è stato. Un fallimento su tutta la linea, e in prospettiva non si vedono incoraggianti segnali di ripresa. Attualmente, da chi si può ripartire? Insigne, Bernardeschi, Romagnoli, Rugani? Bravi tecnicamente, ma senza personalità. La Svezia nelle due partite ha dimostrato di avere due palle grosse quanto Giove. I nostri giovani crescono nell’ovatta. Tutti belli e tutelati nelle giovanili, arrivano in Serie A/B e poi si cagano sotto. E smettiamola di dare la colpa allo straniero! Sapete perché è più facile che questi giochino al posto degli italianetti? Perché hanno le palle. Molti di questi vengono da periferie africane/europee abbandonate da dio e non hanno nessuna paura di confrontarsi con i più grandi. No invece, l’italianetto si deve ambientare, deve fare esperienza, non è pronto, fisicamente è troppo fragile. Manca la voglia di emergere. Per quanto il calcio stia prendendo una piega sempre più borghese, in questo sport gioca sempre chi è più bravo e chi ha più fame. Soluzioni? Il modello spagnolo. Creare seconde squadre nelle serie minori. In questo modo, l’italianetto può già abituarsi alle randellate di trentenni senza scrupoli sulle tibie, così da arrivare in Serie A già rodato e senza quella costante paura che accompagna sempre i nostri giovani all’esordio.

IL MODELLO ITALIANO

Riportiamo il gioco italico al centro del mondo. Ma quanti successi ci ha garantito il nostro calcio difesa e contropiede? Partendo dagli anni ’60, con Rocco ed Herrera nelle milanesi, passando per Trapattoni, Capello, Lippi…Quanti successi hanno ottenuto questi tecnici con un calcio improntato alla difesa e alla ripartenza in attacco? Sono ben 10 Champions League ed 1 Mondiale, oltre a svariati Scudetti ed anche finali perse. Lo stesso Sacchi raggiunse la finale di USA ’94 proponendo un calcio assai diverso dal suo, utilizzato al Milan. Perché ci fa così schifo giocare in questo modo? Perché ammiriamo Sarri e bolliamo Mourinho? Tutta colpa del Barcellona di Guardiola. L’attuale tecnico del Manchester City ha causato un infinocchiamento generale nel calcio europeo che sta addirittura portando gli austeri tedeschi ad idolatrare tecnici come Klopp, che prende schiaffi ovunque col suo Liverpool. Quel Barcellona ha illuso tutti, per quanto sia stato bellissimo e perfetto, quasi utopistico a suo tempo. Poco tempo fa, Chiellini ha marcato questa cosa in conferenza stampa: “I difensori italiani vogliono tutti impostare, nessuno sa più marcare l’uomo”. Questo è il sunto di pseudo-allenatori giovanili che insegnano ai ragazzi a fare il fuorigioco e non la marcatura a uomo. Andrebbe riformato Coverciano, andrebbe riformato il calcio italiano, andrebbe riformata l’Italia.

Scritto da uno che si era abituato bene, in quanto nel 2006 a 7 anni ha visto la sua Nazionale già vincere il Mondiale. Si era decisamente abituato troppo bene.