“Per le strade dei quartieri inglesi
a cosa pensano quando,
vince il City e tramonta il sole
per intere settimane”

Vi va un’altra Grey Goose?

Scomodiamo il buon Cesare Cremonini per iniziare questo articolo, ed effettivamente, cosa pensano gli inglesi in questo momento? In fatto di football sono sempre stati un po’ sboroni, tant’è che disertarono i primi tre Mondiali della storia poiché si ritenevano troppo superiori… Quando ci parteciparono per la prima volta, nel 1950 in Brasile, rimediarono un umiliante 1-0 dai cugini ammericani, che il calcio lo chiamano soccer e che negli anni Cinquanta lo relegavano ad ottavo/nono sport nazionale.

Football it’s coming home

Un po’ come il nostro “Po Po Po Po“, l’estate scorsa impazzava il ritornello di questa canzone in Inghilterra, quando la Nazionale dei Tre Leoni stava disputando un’ottima Coppa del Mondo, prima di uscire in semifinale con la Croazia.

“Il calcio sta(va) ritornando a casa”

Dunque, così non fu, ma nella Stagione del Signore 2018/2019 ci hanno pensato i club a sopperire alle mancanze della Nazionale: due club inglesi in finale di Champions League, due club inglesi in finale di Europa League.

Paradosso: la squadra che ha vinto la Premier non è in finale né dell’una e né dell’altra competizione.

Le sei sorelle

In Italia ne avevamo sette tra gli anni Novanta e Duemila, quando Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina facevano incetta di titoli nazionali ed internazionali. Erano davvero altri tempi e dopo quei fasti non abbiamo più saputo andare avanti. Quest’anno, in Premier League ve ne erano sei di sorelle, che hanno praticamente giocato un campionato a parte. Parliamo di City, Liverpool, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Manchester United.

Se le prime due hanno giocato un ulteriore campionato a parte, le altre quattro hanno dato vita a sorpassi arditi e contro-sorpassi storditi: una gara a tappe che ha avuto il suo epilogo solo due settimane fa, quando la classifica si è stabilizzata ed ha visto Reds, Citizens, Blues e Spurs direttamente qualificati alla Champions, mentre Red Devils e Gunners in Europa League.

Tuttavia, quest’ultimi potrebbero prendersi l’Europacheconta attraverso la finale di Europa League che disputeranno a Baku contro i cugini del Chelsea.

Bis per Peppone!

Dalla stagione 2009/2010, nessuna squadra inglese era riuscita a vincere per due volte consecutive la Premier. Poteva riuscirci solo lui, un tale che entrerà nei libri di filosofia tra qualche secolo. Ve lo immaginate?

Il pensiero di Guardiola

E chissà in quanto lo malediranno quel capitolo, un po’ come abbiamo fatto noi (io no perché ho fatto ragioneria) quando ci ritrovavamo Kant, Schopenhauer, Marx… Comunque, innegabile che sia un gigante della storia del calcio, tuttavia resta comunque uomo, soggetto a vizi e virtù. Quest’ultime, riconoscibili nel suo essere così signore, paraculo e dannatamente intelligente.

Secondo uno studio dell’Università del North Massachusetts, il 99% degli allenatori incontrati da Guardiola sta avendo ancora gli incubi ripensando a mosse come Delph terzino sinistro, il falso nueve ed ultima, ma non ultima, il falso centrale.

I vizi di quest’uomo? Avete presente quella pagina facebook no-sense “Fabio Fazio si incula da solo con un sofisticato sistema di specchi e leve“? Ecco, Guardiola a volte si incula da solo attraverso un sofisticato sistema di tattiche e contro-tattiche. Pep a volte spinge all’estremo la”tattica”: gli errori di Laporte nel ritorno dei quarti contro il Tottenham non sono, come a molti piace dire “episodi”, anzi, sono figli dell’esasperazione tattica del tecnico catalano.

Pep dice a Laporte: “In fase di uscita dalla nostra metà campo avanza e conquistiamo terreno, che sia pericoloso o meno, a te non importa nulla”. Da bravo scolaretto Laporte allora fa quello e non avendo il controllo palla di Iniesta sbaglia, regalando poi la ripartenza al Tottenham.

 

 

Forse questo è un limite del City di Guardiola, troppi scolaretti e pochi uomini. Non è un caso che un dopo il gran goal (quello che ha praticamente deciso la Premier) uno come Kompany abbia sbottato ed abbia detto:

“Mentre caricavo il tiro, ho sentito diversi compagni gridarmi di non calciare. Non ho fatto una carriera così lunga e importante per sentirmi dire da dei ragazzini che non potevo calciare. Decido io se e quando farlo. Per 15 anni ho promesso ai miei tifosi che avrei realizzato un gol come questo. E ce l’ho fatta.”

 

 

Non ci vogliamo elevare a Lele Adani, che dà lezioni di tattica ad Allegri………………………………………….. Ma, a Guardiola consigliamo di circondarsi di facce più sporche nel suo City.

I bravi ragazzi possono anche vincere i campionati, ma sono quelli cattivi che ti fanno vincere le Champions. Sia chiaro, una squadra di talebani non ti porta da nessuna parte, ma il giusto mix regala successi. Ed anche quando era a Barcellona, i vari Dani Alves, Puyol, Mascherano facevano la loro porca figura.

Perdere il campionato con 97 punti

Roba da campionato scozzese di dieci anni fa, quando a contenderselo erano Celtic e Rangers ogni anno, ora se lo contende il Celtic da solo. Con questo, non vogliamo assolutamente disdegnare la corsa al titolo tra Liverpool e Manchester City, anzi, probabilmente è stata la più appassionante degli ultimi anni in Europa: a pari merito, solo la corsa (in solitaria) del Leicester tre anni fa, ma parliamo sempre di Premier League.

Ebbene, a nostro avviso, quest’anno il Liverpool sarebbe stato ben più contento di vincere il campionato che un’eventuale Champions League (grattatevi tifosi Reds!). La squadra non lo vince da quando ancora si chiamava “First Division”, era la stagione 1989/1990, da poco era caduto il Muro di Berlino, in Italia si sognavano “Notti Magiche” e al governo c’era la lady di ferro, Margaret Thatcher.

Se il Liverpool non vince il campionato neanche con 97 punti ed una sola sconfitta, non sappiamo davvero cos’altro potrebbe inventarsi per interrompere questo trentennale digiuno. Non osiamo immaginare cosa accadrebbe se la squadra non dovesse neanche vincere la Champions, ed in fondo, tutti i tifosi del mondo (tranne quelli di Everton, United, Tottenham…e anche Milan) tiferanno Liverpool il primo giugno.

Multiculturalismo

Quanti inglesi nell’11 titolare di Liverpool, Tottenham, Arsenal e Chelsea? Nove:

  • Alexander Arnold, Milner, Henderson per il Liverpool;
  • Rose, Trippier, Dele Allì e Kane (assente col City e con l’Ajax) per il Tottenham;
  • Barkley (sempre in ballottaggio con Kovacic) per il Chelsea;
  • Iwobi (sempre in ballottaggio con Mkhytharyan) per l’Arsenal;

Quanti inglesi sulle panchine di Liverpool, Tottenham, Arsenal e Chelsea? Zero.

Non sarebbe ora di smetterla con ‘sta menata del sovranismo per quanto riguarda il calcio? A noi di OkPronostico non ce ne frega niente di politica, ci occupiamo di calcio. Numeri alla mano queste squadre hanno raggiunto importanti risultati avendo pochi inglesi in campo, men che meno in panchina. E nel frattempo la Nazionale arriva fino alle semifinali dei Mondiali ed a giugno disputerà le Final Four di Nations League. Proposte come “almeno 6 italiani per squadra in campo” possono solo nuocere al nostro già malandato movimento.

Gli inglesi, tradizionalmente molto restii all’attitudine attica, hanno capito che bisognava mettere i migliori tecnici del mondo sulle panchine delle loro squadre, che abbiano cuore albionico o meno. Certo, avere i big money incentiva i migliori tecnici ad allenare Oltremanica, tuttavia questi devono fare comunque i conti con la gelosa tradizione calcistica inglese. Ok importare idee tattiche, ma fino ad un certo punto.

Se andate all’Emirates, a Stamford Bridge, all’Etihad, ad Anfield o ad Old Trafford, dopo quattro passaggi in orizzontale sentirete diversi “Fuck” o “Come onn!”. Ai tifosi inglesi puoi togliere tutto, tranne i coast-to-coast, la corsa, la fisicità e l’agonismo. Ed anche cultori del possesso palla come Sarri e Guardiola hanno dovuto fare i conti con l’ “english atmosphere”, ed infatti Chelsea e City non giocano proprio come Napoli e Barcellona, squadre latine.

Troppa esterofilia nuoce, serve prendere solo le cose essenziali dalle altre culture, non per forza inglobare tutto. Bravi gli inglesi!

Però diciamolo

 

 

“Money, it’s a gas
grab that cash with both hands and make a stash
new car, caviar, four star daydream
think I’ll buy me a football team”

ovvero

“I soldi sono una forza
prendi le banconote con entrambe le mani e fanne un mucchio
Una macchina nuova, caviale, un sogno da quattro stelle
Penso che comprerò una squadra di calcio”

Basta forse questa strofa dei Pink Floyd a descrivere la Premier League e non è una critica. Stadi nuovi, infrastrutture, storia e blasone hanno costruito il grande appeal del calcio inglese al resto del mondo, così che ricconi annoiati hanno poi investito nei club di Premier.

Ripetiamo, avere i big money agevola tutto e la salvezza del calcio italiano la vediamo solo nell’entrata di eventuali capitali esteri. Ci siamo rotti le palle di presidenti che non sanno guardare aldilà del proprio naso, che non hanno visione e che continuano imperterriti nel perseverare improduttività. Basta, andate via!

Ci siamo rotti le palle di fallimenti, ricorsi e contro-ricorsi, campionati improvvisati e punteggi come 20-0. Ultimo, ma non ultimo, il caso Palermo che Dio solo sa come andrà a finire.

Concludiamo: prendiamo esempio dal modello inglese, importiamo soldi e migliori giocatori, ma manteniamo la nostra identità, quella che ci ha portato 4 Mondiali, 1 Europeo e 12 Champions League.