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Dai, diciamoci la verità: l’amore tra Allegri e la Juventus non è mai sbocciato. Nonostante tutti i titoli vinti in questi 5 anni, il feeling è stato sempre nei limiti, anche perché l’arrivo dell’ex tecnico del Milan sulla panchina della Juve fu accolto in questa maniera dai tifosi:

E allora di cosa ci meravigliamo? Il rapporto tra Allegri e la vecchia signora era comunque destinato a terminare, anche se sono stati 5 anni pieni di trionfi, ma anche di terribili delusioni: 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane e 2 finali di Champions perse, ma se alla base non c’è un amore profondo, alla fine non si va da nessuna parte.

Faccio una precisazione in merito: anche Conte non ha vinto la Champions e non ha vinto magari quanto ha vinto Allegri, però l’ex centrocampista bianconero ha dato tutto alla squadra; in campo i giocatori davano l’anima con lui e questo i tifosi glielo riconoscono ancora oggi, ed è falso chi asserisce che un suo possibile ritorno alla Juve verrebbe mal visto dai supporter: qualche titolo potrebbe far dimenticare il passato.

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I motivi del fallimento di Allegri

Oh parliamoci chiaro: i successi di Allegri non si discutono, ma quanto vinto non è bastato. Il tecnico toscano alla fine ha dimostrato di essere comunque un allenatore vincente, ma ha pagato il cammino in Champions, che in questi 5 anni non è stato assolutamente esaltante. La colpa, forse, non è nemmeno tutta il tecnico toscano, ma è di quell’ossessione bianconera di dover vincere la coppa dalle grandi orecchie. Purtroppo però, in questi anni, società, allenatore e squadra non sono stati complementari per trionfare nella manifestazione.

L’uscita anticipata della Juventus dalla Champions ai quarti ha dato il colpo di grazia alla relazione tra il tecnico e la società, rovinando i piani finanziari, considerando il grande investimento fatto su CR7 lo scorso luglio (gli unici contenti oggi sono stati gli azionisti in borsa). Si può ovviamente discutere se l’esonero sia la soluzione giusta o no, però alla fine nel calcio il risultato è quello che conta. E lo stesso Allegri, amante dei cavalli, lo sa benissimo.

Caro Max…

Mettendo da parte i successi in campionato, solo una cosa vorrei dirti: un po’ più di grinta in campo, soprattutto in Europa, non avrebbe di certo fatto male a nessuno. Anche perché l’abbiamo visto: il Tottenham ha messo più corsa nel ritorno contro l’Ajax, ci ha creduto e alla fine ha ottenuto il passaggio in finale, senza spendere milioni e milioni nel calciomercato. Noi, nei quarti contro gli olandesi, abbiamo corso solo per 60-65 minuti su 180 complessivi, e poi è normale che CR7 dica che “ce la siamo fatta sotto”

Ovviamente le colpe sono da dividere tra tutti (squadra, allenatore e società) però voglio dire che noi tifosi avremmo apprezzato anche una sconfitta, anche un’uscita ai quarti, ma se alla fine le magliette dei calciatori fossero state impregnate di sudore… ma così proprio no.

Le due finali perse

No, non per mettere il dito nella piaga, ma Berlino e Cardiff sono ancora stampate nella memoria di noi tifosi bianconeri (e non per andarci in vacanza). Anche in queste due occasioni, la Juventus è sembrata una squadra che alle prime difficoltà non ha saputo reggere la pressione, facendosi asfaltare da Barcellona prima e Real Madrid poi, ma obiettivamente non si può partire sempre da una situazione di svantaggio, per poi essere costretti a recuperare, cosa che sotto la gestione Allegri è successa in più di un’occasione (Juve – Real Madrid 0-3, Real Madrid – Juve 1-3; Atletico Madrid – Juve 2-0,  Juve – Atletico Madrid 3-0). Insomma, un minimo di grinta e di orgoglio in più a noi, in questi anni, avrebbe fatto piacere.

Adesso chi arriva?

Chiunque venga deve convivere con l’ombra di Conte e Allegri, deve vincere, ma soprattutto deve dimostrare di essere vincente. Conte, Inzaghi, De Zerbi, Sarri, Mourinho, Guardiola, Pochettino: i nomi sono tanti, ma l’importante è che vinca. Perché alla Juve vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.

Foto copertina credits: Tuttosport.com