“Chi ha orecchie per intendere, intenda”

Duemila anni fa quello lì disse di essere il figlio di Dio, e lo giudicaste per questo. Così, per lo stesso motivo, e cioè i costrutti, giudicaste colui che esulta rimarcando il proprio io.

“Sei tu il Re dei Giudei?”, a suon di miracoli rispondeva l’uno. “Sei tu il Re del calcio?”, a suon di goal rispondeva l’altro.

Il popolo che ha messo in croce l’uno è lo stesso che ha messo in croce l’altro. Il popolo di coloro che hanno rifiutato la buona novella: “Dio è quì, sulla terra! Dio può essere, anzi, è in Te, così come in Me, devi solo svegliarti e trovare il tuo modo. IO, e anche tu, possiamo contenere ed essere espressione di DIO. Sì, ognuno a suo modo”.

Ma per incoscia obbedienza alle strategie di marketing di chi comanda e di chi ha l’interesse di far confondere la fede con la religione, il popolo diviene mediocre, rinunciatario, senza passione e facilmente domabile, quindi schiavo degli ingranaggi moralisti utili a chi lo governa.

Così, dietro le sbarre del moralismo, il popolo ha finito per credere che la vita eterna sia possibile solo nell’aldilà. E così ha cominciato a rifugiarsi troppo e solo nell’astratto, e dall’astratto, è finito nell’estetismo (tipicamente Messiano), spacciato per arte.

L’arte invece, per me è ciò che si mescola in maniera armonica con il creato e la sua armonia, ciò che contribuisce a dar luce all’armonia inespressa, nascosta o inesplorata del creato. Messi non è congiunto con il creato, gli eventi non sembrano influenzati dall’irruenza della sua energia emotivamente costruttiva come accade invece con Ronaldo… Che in un modo o nell’altro, sembra quasi che, anzi: se la caverà sempre e comunque. Perché gli eventi avranno sempre una strada da spianare e un tappeto rosso da srotolare dinnanzi al passaggio di un creatore. Per questo Cr7 è un artista, mentre Messi è un intrattenitore. E a me infuoca l’artista, non l’intrattenitore.

“Tu lo dici!”

Ma il popolo ha detto di no alla vita, ha detto di no al “Quì e ora” secoli dopo urlato da Osho; il popolo, attraverso il no a Ronaldo, ha detto di no alla coltivazione dell’IO. E di conseguenza, ha messo in croce coloro che con i miracoli sui campi d’Europa, così come della Palestina, portavano la buona novella: e cioè, che nulla è impossibile se lo vuoi. Neanche i miracoli.

indiscreto.info

Se lui si è adattato ai suoi limiti tecnici ma nel frattempo ha imparato a volare (contro la Juventus sia all’andata che al ritorno), se lui si è adattato ai limiti fisici dovuti ad un infortunio e nel frattempo ha imparato a fare l’allenatore (contro la Francia ad Euro 2016), perché non cercare ardentemente il proprio di volo?

E nessuno mi dica che è un “professionista”. Ci sono tantissimi calciatori professionisti e costanti, ma la sua differenza sta nella forza del suo desiderio. Che lo rende capace di fare miracoli.

Sì, Ronaldo mi ricorda Gesù

Il Direttore