• “Cassano passa al Genoa” (5.50) – rischio alto
  • “Cassano passa al Torino” (12.00) – rischio alto
  • Cassano passa alla Juventus (15.00) – rischio stronzata
  • Cassano resta senza squadra (22 febbraio ultimo giorno per tesserare gli svincolati) (3.30) – rischio concreto
  • Cassano passa al Bari: (3.50) – rischio alto, sognando ad occhi aperti

Le quote sono in fase di variazione, e in particolare, la quota del ritorno a Bari di Fantantonio è salita in seguito alle ultime dichiarazioni di Paparesta: “Sarebbe bellissimo. Abbiamo tutti immaginato di vederlo giocare in casa nella prossima partita. Non c’è un problema economico, ma “logistico”. Non vogliamo mettergli fretta. E’ un no, per ora”. 

Be’, ciò detto, facciamo un bel viaggione nel romanzo “Antonio Cassano”. Cinque capitoli, belli, veloci veloci.

Pronti? Via!

ALLA VITA E’ MEGLIO DARLE DEL TU

Ho pensato a lungo a quale brano potessi usare come sigla di un racconto di Antonio Cassano, colui che un giorno disse: “Credo di essere l’unico ad aver scritto più libri di quelli che ho letto”.

Un pezzo Blues? Troppo serio.

Il Jazz? Troppo chic.

La Tarantella? Troppo vintage e pure giallorossa.

Stop, cancellate tutto quanto letto. Il brano da mettere come sottofondo lo trovate a questo link.

Col fischio, o senza!

 CASSANO SI NASCE

Cosa ti aspetti da uno che è nato il 12 luglio 1982 alle 3:00 di mattina e con 5 ore di ritardo perché mentre lui spinge per godersi la vittoria dei mondiali, medici e infermieri sono in  festa e subbuglio per il successo della Nazionale Italiana?

El Pibe de Bari, Fantantonio, a Madrid lo chiamavano pure El Gordito (il grassottello), chiamatelo pure come vi pare. Lui è Antonio Cassano, e dopo Roma, Real Madrid, Sampdoria, Milan, Inter e Parma, questa settimana potrebbe fare ritorno nella città che lo ha partorito: Bari. Destinazione: la Bàr.

I dubbi restano, il “No per ora” è quasi ufficiale, ma intanto, nulla ci vieta di sognare, ad occhi aperti.

“OLTRE IL MILAN C’E’ IL CIELO. OLTRE IL CIELO C’E’ L’INTER”

Antonio Cassano? Si racconta da se.

“Ho avuto più di 600-700 donne”.

“E’ normale che sapevo sin da bambino di essere più bravo degli altri. Avevo 5 anni, e mi venivano a chiamare quelli di 11 anni per vincere le partite”.

“Da piccolo? Lo ammetto: mi divertivo a tagliare le punte delle scarpe dei compagni di squadra, a staccare i tacchetti, ero un pazzo scatenato”

“Palleggiavo nel fossato del castello, e la domenica mi venivano a vedere 300-400 persone da tutti i paesi vicini”.

“Se non avessi fatto il calciatore, avrei fatto il delinquente, anche perché di lavorare non ne avevo proprio voglia”.

“Alla Juve? Non ci voglio andare. Lì vogliono solo soldatini”.

“Conte ha detto che sono un quacquaracqua? Tra Conte e Cassano, il quacquaracqua è Conte. Se un indagato dalla procura vuole venire a fare la morale a me, vuol dire che il mondo è finito”

“Donadoni? E’ Crisantemo”.

In conferenza stampa, con la casacca della Nazionale indosso“Ci sono due gay in Nazionale? Se PENSO quello che DICO, chissà che cosa viene fuori. Son froci? Problemi loro”.

Prima di lasciare la Samdporia: “Siccome qui sono abituati bene, iniziano a fischiarmi. Quello che ho fatto a Roma, quello che ho fatto a Madrid, non ho problemi a farlo pure qua. Qua sono abituati mangiare pane e nutella, quando mangiano un po’ di pane e merda… non sono abituati. Io non ho problemi, faccio le valige e vado a casa”.

Il giorno della presentazione al Milan“Se sbaglio qua, il dottore è testimone: sono da rinchiudere al manicomio. Penso e sono sicuro che è la mia ultima tappa, qui al Milan, perché sono arrivato al top, alla squadra più titolata al mondo, più del Milan non c’è nulla. C’è quel cielo e basta”.

Il giorno della presentazione all’Inter“Oltre il Milan c’è il cielo, oltre il cielo, c’è l’Inter”. 

“EHI TU, STESSO VIZIO DI TUA MADRE, SEMPRE CON LE GAMBE APERTE STAI?”

Sul suo conto, hanno detto…

Tonino Rana (primo presidente di Antonio Cassano, presidente della Pro Inter): “Lo vidi palleggiare da bambino. Toccava la palla in maniera diversa da tutti gli altri”-

Tonino Rana: “Ehi tu stesso vizio di tua madre, sempre con le gambe aperte stai. Da bambino, Cassano era fissato per il tunnel. E dopo ogni tunnel rivolgeva al suo avversario sempre quella stessa frase”.

La mamma: “Una volta mi guardò mentre preparavo le frittelle che vendevo per sfamarci, e mi disse: “mamma io ti farò diventare ricca”.

Tonino Rana: “Una volta in un ritiro a Mosciano per un torneo. Lui entrò prima di tutti nella mensa e bucò i bicchieri di 4 squadre diverse. Il casino successe!”

Antonio Spizzico (primo allenatore di Antonio Cassano): “Voleva fare lui le formazioni. Veniva da me e diceva: “Mister non far giocare a quello che non sa giocare”

Tonino Rana: “Non voleva essere venduto al Bari Calcio, per lui erano tutti raccomandati. Gli dissi: Vai, se non fanno giocare te, è finito il calcio. E se non ti fanno giocare, me la vedo io”.

Francesco Totti: “Cassano è il più forte con cui ho giocato”.

Capello: “Cassano? Personaggio difficile”.

Capello: “Cassano? Non ha rispetto”.

Capello: “Balotelli? E’ come Cassano”.

Francesco Totti: “Capello non gestì Cassano con chiarezza”.

Si, è stato capace di mettere contro Capello e Francesco Totti (i due principali artefici dell’ultimo scudetto della Roma).

Ibrahimovic: “Galliani vuole portare Tevez al Milan? Grande giocatore. Ma a me manca Antonio Cassano. Oggi al Milan, ci manca un giocatore come lui”.

Roberto Baggio il giorno dopo il suo ritiro: “Il mio successore? Antonio Cassano. Può superare quota 200 reti in Serie A”. 

“IO MI PENSAVO DI NON GIOCARE”

E invece giocò!

Il 18 dicembre 1999, a soli 17 anni esordisce in Serie A con maglia del Bari contro la sua squadra del cuore, l’Inter. Vittoria, rete pazzesca, da predestinato, ed esultanza sotto la curva della sua città con tanto di dichiarazione a fine partita: “Io mi pensavo di non giocare”.

E quando a fine gara gli chiedono: “Cosa hai pensato in quel momento quando hai agganciato quella palla con il tacco?”.

“Eh, io non ho pensato a niente, ho proseguito la mia azione, con la testa me la sono portata avanti, poi ho dribblato Georgatos, e  ho calciato in porta con la benda agli occhi, dove andava andava la palla”.

E con la benda agli occhi, Cassano vola dritto alla Roma.

Passa alla Roma per un importo di 60 miliardi di lire. E’ amore a prima vista.

Nun te far fregà canta insieme a me, guarda er mondo è blu che pare un bijou”.

La canzone sopra consigliata, a questo punto dovrebbe essere arrivata più o meno a questa strofa. Fantantonio ed Er Pupone la cantano e le suonano a tutti. Quasi tutti. La Supercoppa arriva subito, lo scudetto sfugge.

Ma Cassano vola, 39 reti in 118 presenze (1 rete ogni 3 gare), gli assist? Non si contano. I piedi ormai non sono più per terra, El Pibe de Bari appunto, vola… e PATABOOM: il primo picco ìin discesa.

Problemi vari che poi diventeranno soliti. Intanto nel dizionario italiano entra di diritto un nuovo vocabolo: “CASSANATA”.

Cassano lascia la Roma, e vola a Madrid… direzione REAL MADRID. Roba da far venire i brividi, non abbastanza da presentarsi in pelliccia, ma fatto sta che i brividi vengono, a tutti in quel di Bari.

“Mo’, un ragazzo d’ Bar, in d’ U’ Real Madrid. E ci è?”.

La parabola di Cassano registra un nuovo picco: questa volta verso l’alto. A Madrid trova proprio quel Capello con cui aveva fatto bene a Roma.

Ma altro che parabola del Figliol Prodigo, è la parabola di Cassano, punto e basta. Eccolo già di nuovo a picco. El Pibe de Bari non si prodiga affatto. E dopo 19 presenze, di lui i tifosi delle merengues ricordano più che le due uniche reti segnate, quella splendida imitazione di Capello. I dentoni divertiti di Ronaldo (quello vero), il giorno dopo faranno il giro del mondo.

Cassano passa alla Sampdoria. E intanto Cassano escluso, chiamato, cacciato e richiamato in Nazionale. 

LA PARABOLA DI FANTANTONIO

Alti e bassi. Mai prevedibile. Ad ogni ascesa, nel momento più inatteso, corrisponde una discesa. Va sempre così, voglia o non voglia. Quando non lo decide lui, lo decide il fato. La sua vita segue l’elettrocardiogramma di un folle.

A proposito, al Milan pochi picchi (eccezion fatta per Milan – Inter 3-0), eppure nel momento della verità, gli diagnosticano un problema al cuore. Si ferma, resta fuori dal campo per diversi mesi. Prende peso.

Altri esempi?

A soli 22 anni trascina la Nazionale Italiana nell’ultima partita del girone di Euro 2014. Segna la rete del passaggio del turno. Esplode di gioia, corre in panchina ad abbracciare i compagni, e… scoppia in lacrime: i compagni sanno che la sua rete è inutile, Svezia e Danimarca hanno appena confermato il biscotto.

In Nazionale torna protagonista inatteso con Prandelli ad Euro 2012. Con un suo splendido assist a Balotelli,  l’Italia raggiunge la finale dell’Europeo. In finale la squadra di Prandelli si squaglia e pure lui finisce cotto e mangiato dalla Spagna (4-0).

Gol e assist nella sua prima stagione nella sua Inter del cuore: PATABOOM! L’Inter chiama Mazzarri; Mazzarri non lo vuole. Lui declassa, destinazione Parma.

Trascina subito il Parma in Europa League. E alla vigilia della stagione successiva? Parma escluso dalla competizione per inadempienze burocratiche. Salta società – ultimo posto in classifica – squadra smantellata a stagione in corso – A gennaio Cassano erutta: “Io me ne vado. E Donadoni è solo un Crisantemo”.

Ora a Bari, tutti sognano che giunga quanto prima il ritorno di Cassano, il ragazzo che palleggiava nel fossato. 

“CREDO DI ESSERE L’UNICO AD AVER SCRITTO PIU’ LIBRI DI QUELLI CHE HO LETTO”

Ma chi è Antonio Cassano?

Non puoi giudicarlo. E’ la contraddizione che sfugge ad ogni definizione, ad ogni regola, e che anzi, obbedisce ad una sola regola: l’imprevedibilità.

Raccontarlo è difficile.

Raccontare il Cassano giocatore? “Aaaaah, se fosse meno ignorante”. L’avrò sentito dire un milione di volte. Tutte balle! Come ci si può permettere di accusare di ignoranza uno che in campo disegna diagonali, parallele, soluzioni geometriche che solo lui e quelli come lui vedono? Lui la geometria non la studia, Cassano la geometria la fa.

Raccontare il Cassano uomo?  Facile limitarsi alle Cassanate. Rode ammetterlo, ma se ti accingi a descriverlo, finisci sicuro con lo stereotiparlo, con l’incastonarlo in un ruolo. E allora? Puoi solo raccontarlo, parlare, leggere di lui.

Già! Lui fa, noi diciamo.

Lui scrive, noi leggiamo.